Le mie avventure in couchsurfing
capitolo 7📝 840 parole👁 9 visualizzazioni

La visita di Claire

I giorni successivi da Lucette sono dolci come una parentesi fuori dal tempo. Passiamo le mattine a giardinare fianco a fianco, i pomeriggi a riposare all’ombra dei pini, e le sere a condividere ricordi e carezze sempre più tenere. La sera dormo spesso nel suo letto, accoccolata contro il suo corpo fragile, la mano sul suo ventre o tra le sue cosce, solo per sentirla fremere piano prima di addormentarsi.

Una mattina Lucette riceve una telefonata: sua figlia Claire, 58 anni, che vive a Tolosa, annuncia che viene a passare qualche giorno. «È tanto che non la vedo», mi dice Lucette con un sorriso un po’ nervoso. «Puoi restare, tesoro? Mi piacerebbe che ti conoscesse.» Ovvio che accetto. Sono curiosa di vedere com’è questa donna di cui Lucette parla con tanto amore.

Claire arriva due giorni dopo, nel tardo pomeriggio. È alta, elegante, capelli sale e pepe tagliati corti, un corpo ancora sodo, occhi verdi come quelli di sua madre. Bacia a lungo Lucette, poi si volta verso di me con un sorriso caldo. «Allora sei tu, Léa… Mamma non fa che parlare di te.» La sua voce è grave, posata, e già sento una piccola scintilla nel suo sguardo mentre mi abbraccia. I primi giorni tutto è tranquillo. Cuciniamo insieme, passeggiamo, ridiamo tanto. Claire è divorziata da dieci anni, fa l’insegnante di yoga e ha quella serenità un po’ magnetica delle donne che hanno fatto pace con se stesse. La sera beviamo un bicchiere di vino bianco in terrazza, e a volte colgo Claire che mi osserva o che posa una mano un po’ troppo a lungo sulla spalla di sua madre.

Una sera, dopo una cena a lume di candela (Lucette aveva insistito per «fare bello»), Claire propone un bagno di mezzanotte nella piccola piscina gonfiabile che Lucette tiene in giardino. Fa ancora caldo, l’aria profuma di pino e di notte. Ci spogliamo tutte e tre senza imbarazzo – Lucette un po’ timida, Claire con una sicurezza tranquilla, io con la mia abitudine recente di portare pochissimo. L’acqua è tiepida, ci sediamo in cerchio, le spalle che si sfiorano. Claire versa un po’ di vino nei nostri bicchieri, e piano piano la conversazione diventa più intima. Lucette, incoraggiata dal vino e dalla mia presenza, confessa piano: «Léa mi ha fatto riscoprire cose… che avevo dimenticato da tanto tempo.» Claire la guarda, sorpresa, poi sorride lentamente. «Davvero, mamma?» Lucette arrossisce, ma annuisce.

Claire si volta verso di me, posa la mano sulla mia coscia sott’acqua. «Ti sei presa cura di mia madre… mi commuove tanto.» La sua mano sale piano, sfiora l’interno della coscia. Rabbrividisco. Lucette ci guarda, occhi lucidi, e sussurra: «Mi piacerebbe… che fossimo tutte e tre, stasera.»

Usciamo dall’acqua, nude e bagnate, ci sdraiamo sui grandi asciugamani stesi sull’erba. Claire bacia prima sua madre, un bacio lento, profondo, quasi filiale ma che scivola presto verso altro. Le guardo, affascinata, il cuore che batte forte. Poi Claire si gira verso di me, mi bacia a mia volta, la lingua esperta, le mani che accarezzano i miei seni. Lucette si avvicina, accarezza la schiena di sua figlia, poi la mia. Ci sdraiamo in triangolo. Mi ritrovo tra le gambe di Claire: la sua figa è depilata, rosa, già tutta bagnata. La lecco piano, assaporando il suo gusto più intenso di quello di Lucette, mentre Claire si china per leccare sua madre. Lucette, sdraiata sulla schiena, geme piano accarezzando i capelli di sua figlia. Sento le dita di Lucette che vengono ad accarezzarmi la figa mentre mangio Claire, e Claire che infila due dita nella mia bocca perché le succhi prima di infilarle piano nel culo di sua madre.

Cambiamo posizione più volte, dolcemente, con tenerezza, ma con un’intensità che cresce. Claire si sdraia su di me in 69, la sua figa sulla mia bocca, la mia sulla sua, mentre Lucette ci accarezza entrambe, infilando le sue dita sottili dove serve. Poi Claire guida la mia testa tra le cosce di sua madre mentre mi dita da dietro, piano, in profondità. Lucette viene per prima, un orgasmo dolce e lungo, quasi silenzioso, con le lacrime agli occhi guardando sua figlia. Poi Claire, che si inarca contro la mia lingua, geme piano stringendo i capelli di sua madre. Io vengo per ultima, tra la bocca esperta di Claire e le dita tremanti ma tenere di Lucette che mi accarezzano il clitoride.

Restiamo sdraiate tutte e tre sull’erba, sotto le stelle, abbracciate. Claire sussurra: «Grazie, Léa… hai riportato la vita in questa casa.» Lucette, accoccolata contro di me, aggiunge piano: «E nel mio cuore.» Ci addormentiamo così, nude e appiccicose, i corpi intrecciati, finché il fresco della notte non ci spinge a rientrare. Quella notte dormiamo tutte e tre nel grande letto di Lucette, io in mezzo, tra una madre e sua figlia che si riscoprono grazie a me.

Parto qualche giorno dopo, col cuore pesante ma colmo. Questo viaggio è stato tutto fuorché ciò che immaginavo: fuoco, calma, tenerezza, amore in tutte le sue forme. E so già che tornerò da Lucette… e forse anche da Claire. ❤️