Le mie avventure in couchsurfing
capitolo 1📝 652 parole👁 20 visualizzazioni

La partenza

Oddio, oggi è il grande giorno! Il cuore mi batte a mille all’ora solo al pensiero di partire da sola nelle Landes. A 18 anni, la mia prima vera avventura in solitaria… sono così eccitata che quasi non riesco a stare ferma. Il mio zaino grande è pronto, il biglietto TGV al sicuro nel telefono, ed eccomi in cammino verso la Gare Montparnasse.

Per il viaggio mi sono concessa uno sfizio: un short ultracorto e super aderente che mi fascia perfettamente il sedere e mette in risalto le mie gambe abbronzate (sì, lo so, è provocante, ma adoro sentire gli sguardi scivolare su di me). E sopra, una canottierina sottile, attillata, che lascia intravedere giusto il necessario delle mie forme. Mi piace tantissimo questa sensazione quando i ragazzi mi guardano di sottecchi, mi fa fremere dentro.

In stazione c’è il solito caos, ma trovo il mio TGV senza problemi. Carrozza 12, posto finestrino… perfetto. Mi sistemo, appoggio lo zaino, e poi vedo il tipo seduto accanto a me. Wow. Quarant’anni ben portati, occhiali sottili, baffetti curati, camicia un po’ aperta su un torace che sembra ancora in forma. Ha quell’aria seria ma super calorosa quando mi sorride. «Buongiorno», mi dice con una voce profonda che mi fa già un piccolo effetto.

Io, ovviamente, gli restituisco un sorriso luminosissimo. «Ciao!» E zac, la conversazione parte subito. Si chiama Gilles. Lavora a Parigi e torna ogni weekend a Bordeaux dalla moglie e dai figli. Elegante, posato, con una voce che quasi mi accarezza le orecchie. Parliamo di tutto: del mio viaggio, dell’università di psicologia, del couchsurfing che proverò dopo la prima notte tranquilla a casa del cugino di un amico. Ride piano quando gli spiego il concetto, e il suo sguardo resta un po’ troppo a lungo sulle mie gambe accavallate.

Da lì… non so, qualcosa si accende dentro di me. Ho voglia di giocare. Solo un po’. Perché è troppo bello.

Mi sporgo un po’ di più verso di lui per mostrargli una foto delle spiagge delle Landes sul telefono, e la mia canottierina scivola giusto abbastanza per dargli una vista profonda. Sento il suo sguardo che si attarda, e sorrido dentro di me. Accavallo e scavalco lentamente le gambe, lo short sale di un altro centimetro, e faccio finta di non accorgermene. Mi metto una ciocca di capelli dietro l’orecchio guardandolo un po’ troppo a lungo negli occhi, rido alle sue battute posando la mano sul suo avambraccio un secondo di troppo.

«Torna a trovare la sua famiglia ogni weekend? Dev’essere dura stare così lontano da loro…», gli dico con voce più dolce, quasi sussurrata, sbattendo un po’ le ciglia. Arrossisce leggermente, è adorabile. Mi risponde di sì, ma che il viaggio passa veloce quando c’è buona compagnia. E subito il suo sguardo ridiscende sulle mie cosce. Sento un piccolo calore che sale nella pancia.

Continuo il mio giochino per tutto il viaggio: mi chino per prendere la bottiglietta d’acqua dallo zaino, mi stiracchio «innocentemente» inarcando un po’ la schiena, lascio che le mie dita sfiorino il bracciolo vicinissime alle sue. A un certo punto le nostre mani si sfiorano «per caso», e lo guardo con un sorrisetto di traverso senza ritirare subito la mia. Ha un buon profumo, legnoso, virile. Quasi immagino come sarebbe se posasse davvero la mano sulla mia coscia… ma no, restiamo bravi. Beh, quasi.

Il tempo vola via velocissimo. Bordeaux è già arrivata, e sento una piccola punta di delusione. Gilles mi propone di aiutarmi con lo zaino scendendo, la sua mano sfiora la mia schiena mentre lo solleva. «Stia attenta col couchsurfing, una ragazza carina come lei…», mormora quasi, con un sorriso che dice tutto.

Gli faccio un ultimo occhiolino mentre scendo. «Grazie per il viaggio, Gilles… è stato davvero piacevole.» E mi allontano ancheggiando un po’ di più, solo perché mi guardi un’ultima volta.

Quest’avventura parte proprio bene. Stasera notte tranquilla, ma domani… domani inizia davvero. E già mi scaldo tantissimo solo a pensarci. 😏