Venerdì sera, finalmente. In ufficio l’atmosfera è da afterwork: i colleghi mi beccano nell’open space, «Dai David, andiamo a bere qualcosa, scendiamo al bar di sotto, ci saranno le ragazze del marketing!» Birre, risate, ragazze coi tacchi che ridono troppo forte, magari qualcuna finisce nel mio letto per cambiare dalla mano destra. E io, come un coglione, declino. «No raga, stanco, settimana pesante, un’altra volta.» Stanco un cazzo. Ho solo troppa paura di perdermi il grande spettacolo del palazzo di fronte. Patetico, lo so.
Torno di corsa a casa, cuore che batte come un adolescente prima del suo primo porno. Appena chiudo la porta, vibra il telefono: notifica TikTok. Lena è in live. Cazzo, jackpot. Corro alla finestra, tende ovviamente aperte. È lì, seduta sul letto con un maglioncino da brava ragazza e jeans skinny. I genitori non devono essere in casa, perché sembra rilassata. Apro il live sul telefono, alzo il volume e guardo i due schermi insieme: quello vero e la versione in streaming.
Chiacchiera con la sua community, tutta carina, «Ciao amori, ieri sera ho avuto una paura boia!» E racconta: «Ero alla finestra al buio e ho visto un tipo di fronte, un pervertito totale, che si faceva una sega come un matto davanti al suo grande vetro. Schizzava ovunque sul vetro, era schifoso ma… troppo strano!» Ride, fa una smorfia. I commenti esplodono: «LOL», «chi è??», «facci vedere la vista». Io divento rosso come un peperone. Sta parlando di me. Mi ha visto sborrare come un maiale ieri sera. Dovrei vergognarmi, nascondermi sotto il divano… ma il mio cazzo, lui, lo trova fantastico. Diventa duro all’istante nel tuta. Vergogna ed eccitazione, cocktail perfetto.
Guardo gli altri. La nonna sta riordinando, ha messo gonna e camicetta, borsa sul tavolo. Sembra che si stia preparando per uscire. Niente strip stasera, peccato. La coppia riceve una ragazza giovane, sui 20 anni, vestita normale. Tutti i cappotti pronti vicino alla porta. Babysitter confermata. Escono, quindi zero possibilità di vedere la signora farsi sfondare stasera.
Lena continua a parlare della sua giornata, dei corsi, niente di sessuale. Niente ballo, niente flash, abbigliamento ultra casto. La bionda? Assente, luce spenta. Cazzo, la serata va a puttane. Comincio a pentirmi sul serio di aver detto no ai colleghi. Potevo stare lì a rimorchiare una tipa decente invece di guardare un’adolescente che quasi studia e una vecchia che va al bingo.
La nonna esce di casa, la coppia pure con la babysitter che resta. Lena sempre in modalità «brava scolara». Niente. Nada. La serata è ufficialmente fottuta.
E poi suonano alla mia porta.
Sobbalzo, il mio cazzo mezzo duro che si chiede che succede. Qui non suona mai nessuno. Vado ad aprire, a torso nudo, tuta che pende basso.
E lì… una vecchia in piedi davanti a me. Truccata come un’auto rubata: rossetto rosso acceso, ombretto blu, vestito attillato leopardato troppo corto per la sua età, calze a rete, tacchi alti. Puzza di profumo da due soldi e mi squadra dall’alto in basso con un sorriso da troia. La riconosco all’istante. È Gisèle. La nonna di fronte.
«Non mi fai entrare?» mi butta lì con voce rauca, tipo attrice porno anni 80.
Resto lì imbambolato, bocca aperta. Lei spinge la porta, entra senza aspettare, va dritta in salotto come se fosse casa sua. Si gira, mi squadra da capo a piedi, si ferma sul rigonfiamento nella tuta.
«Mi chiedevo che faccia avevi da vicino… e che sapore anche.»
Balbetto un «eh…» geniale. Si avvicina, si inginocchia davanti a me, slaccia il cordoncino della tuta, tira giù il boxer. Il mio cazzo ancora morbido esce, e se lo ficca tutto in bocca in un colpo solo. La sua bocca calda, umida, succhia come una disperata, lingua che gira intorno al glande, mano che massaggia le palle. In dieci secondi sono duro come il marmo.
Alza la testa, mi guarda con i suoi occhi bistrati: «Bel pezzo, grandone.» Poi mi gira di forza, mi spalanca le chiappe e mi mangia il culo senza preavviso. Lingua che scava, lecca, entra pure un po’. Gemo come una troia, non mi reggo in piedi.
Si alza, si sfila le mutande (grandi rosse di pizzo), sale sul divano, si siede sulla mia faccia. La sua figa pelosa, già bagnata, quasi mi soffoca. Lecco, succhio il clitoride gonfio, lei si struscia violentemente, mi imbratta la faccia di succhi. Contemporaneamente mi sega l’uccello a tutta velocità.
Poi infila un dito bagnato nel mio culo, lo gira, trova la prostata. Quasi vengo subito. «Ti piace, eh, piccolo pervertito?» ringhia.
Si gira, a quattro zampe sul divano, vestito tirato su sui fianchi. «Scopami.» Mi infilo nella sua figa con un colpo secco, è larga ma bollente, stringe intorno al mio cazzo. La pompo come un matto, palle che sbattono sul suo culo flaccido. Urla «più forte!»
Poi afferra il mio cazzo, lo tira fuori, lo punta sul suo buco del culo. «Lì.» Spingo, entra sorprendentemente facile, è già lubrificata (chissà con cosa). Le sfondo il culo senza ritegno, lei si strofina il clitoride intanto, geme come una cagna. Sento che non reggo più.
«Sborrami nel culo!» ordina.
Lascio andare tutto, getti caldi in fondo al suo retto. Lei urla, si tende, ed esplode: uno squirt violento che mi inzuppa il cazzo, le palle, la pancia e pure la faccia quando si gira. Trema, mi svuota fino all’ultima goccia.
Crolliamo, senza fiato. Non so come mandarla via educatamente. Lei, mezzo vestita, si sdraia sul divano: «Dormo qui stanotte.» Punto.
Nella notte ci rimettiamo due volte. Una volta mi cavalca come un’amazzone, le sue tette flaccide che mi sbattono in faccia. L’altra mi fa una gola profonda mentre le metto tre dita nel culo. Vengo ancora, lei si beve tutto.
La mattina dopo si alza presto, si rifà il trucco davanti al mio specchio, mi bacia in bocca con una lingua che sa ancora di sesso.
«A stasera, grandone.» E sbatte la porta.
Resto a letto, coperto di resti secchi, chiedendomi che cazzo è appena successo.
Gisèle. Si chiama Gisèle.
E io sono ufficialmente il tipo che si è fatto scopare dalla nonna di fronte.
Parigi, sei proprio una magnifica puttana.
